Interprete e creatore

Spesso nel mondo della cosiddetta “musica colta”, soprattutto negli ultimi anni, si verificano malintesi ed errate relazioni tra le figure dell’interprete e del creatore di musica. Sempre più, forse per una oramai manifesta ignoranza da parte della collettività verso la grande produzione musicale, gli interpreti provano a “scavalcare” in ogni modo i compositori. Una smania irresistibile di apparire, ad ogni costo e con atteggiamenti sovente grotteschi , pervade esecutori conosciuti e meno conosciuti. Insomma, i ruoli previsti e le gerarchie implicite alla musica tendono in molti casi ad essere maldestramente sovvertiti. Gli interpreti, anziché considerarsi privilegiati nel poter frequentare dei capolavori straordinari e provare in ogni modo a valorizzarne i contenuti, si antepongono alla partitura ed “appaiono” per il puro gusto di “apparire”. Considerare in cosa la funzione dell’interprete risieda è qualcosa che sembra drammaticamente facoltativo piuttosto che essenziale , come verosimilmente dovrebbe invece essere.

Un esempio di “atto interpretativo” illuminante, a cui mi piace pensare spesso, viene da uno dei grandi geni del pensiero del XX Secolo ed è rivolto verso un’opera pittorica. Non è necessario attingere esclusivamente all’ambito musicale per ricavare un insegnamento in quanto interpreti ; sono l’approccio, la “strategia interpretativa” che danno la misura della qualità di chi osserva, comprende e spiega ciò che ha di fronte, non certo la specifica disciplina trattata.

Con poche chirurgiche ed incandescenti parole Albert Camus è in grado di penetrare in profondità uno dei grandi capolavori della pittura occidentale, la Resurrezione di Piero della Francesca, uscirne ed abbandonare l’opera senza essere quasi notato. È come se Camus entrasse in un campo magnetico , vi rimanesse un periodo limitato e se ne allontanasse discretamente . Tutto ciò essendo al contempo violentemente partecipe e magnificamente trasparente, in un equilibrio delicato eppure perfetto.
Camus, che pure è un genio creatore limpidissimo, sa essere interprete umile della creazione altrui, all’occorrenza. Comprende cioè, con lungimirante modestia, l’utilità dell’una e dell’altra funzione a seconda delle circostanze e riesce ad avere eleganza e commovente sensibilità nel mettere in relazione atti artistici distinti tra loro. Gli estremi si toccano in fondo e , come scrive in conclusione del suo breve commento al dipinto, “ il saggio come l’idiota esprime poco”.

Et ce chant d’amour sans espoir qui naît de la contemplation peut aussi figurer la plus efficace des règles d’action : au sortir du tombeau, le Christ ressuscitant de Piero della Francesca n’a pas un regard d’homme. Rien d’heureux n’est peint sur son visage – mais seulement une grandeur farouche et sans âme, que je ne puis m’empêcher de prendre pour une résolution à vivre. Car le sage comme l’idiot exprime peu.
Albert Camus

Claudio Pasceri, musicista e Direttore Artistico EstOvest Festival

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Opera in copertina: “La Resurrezione” di Piero Della Francesca, Museo Civico, Sansepolcro