Intervista a Tetsuo Kubo


Sei un compositore giapponese che vive in Italia, cosa ti ha attirato del nostro paese? Come mai sei venuto proprio qui a studiare e a perfezionarti?

Gli italiani hanno una cultura molto antica e importante, fin dal medioevo.
Io sono stato particolarmente affascinato dai compositori contemporanei italiani come L.Nono, F.Donatoni e L.Berio.
Sto cercando di capire che relazione c’è tra la musica e la società italiana, in questa mia permanenza.

Che rapporto hai con la tua cultura musicale d’origine, l’hai approfondita, la consideri un elemento imprescindibile e in un certo senso irremovibile oppure sei attratto dallo studio di altre tradizioni?

Ovviamente la musica giapponese è molto interessante, e mi piacerebbe approfondirla maggiormente. 
Ma onestamente non penso quasi mai alla cultura musicale giapponese mentre compongo un brano, e non mi interessa esserne un “ambasciatore”.

Che peso ha nella tua musica  l’elemento del silenzio, del vuoto? e che significato gli attribuisci?

Io sento l’infinità nel “silenzio”, ed è un tema molto importante nelle mie composizioni.
Secondo me nel rapporto con il silenzio è molto percebile la cultura musicale di una persona.
Il mio interesse particolare per il silenzio può essere legato alla mia origine giapponese.

A tuo giudizio cosa contraddistingue la tua generazione di “compositori  Giapponesi” rispetto alle generazioni precedenti?

I compositori della generazione precedente si sentivano in dovere di esplicitare un’identità giapponese o asiatica, pur rifacendosi alla cultura europea.
Ma oggi, grazie alla tecnologia, il mondo è più legato e più unito, quindi ogni confine culturale è meno definito. 
Ad esempio, io non ho mai composto un brano con lo strumento “Shakuhachi” (il flauto giapponese) ma un mio amico italiano ha composto tanti brani per questo strumento giapponese perché lo trova affascinante.
Perciò non solo i compositori giapponesi, ma tutti noi di questa generazione ci sentiamo spinti a essere più liberi, senza confinare il nostro mondo pensando all’Asia o all’Europa. 

Puoi raccontarci in poche parole il brano che ascolteremo il 9 Ottobre?

Con questo brano ho cercato di scrivere “tempi musicali multistrati”.
Da un orizzonte lontano si mostrano alternativamente i vari “tempi” e “colori” per poi fra loro mischiarsi.

Intervista di Le Strade del Suono al compositore Tetsuo Kubo