RITRATTO BREVE DI GIORGIO NETTI e di Rinascere Sirena

Tra le innumerevoli personalità musicali del nostro tempo, Giorgio Netti rappresenta una figura di notevole interesse.  Da assiduo ricercatore qual è non si distingue certo per un’enorme produzione, ma la sua opera porta le tracce di un’identità estremamente forte, unica, che vale la pena conoscere ed approfondire. Nato nel 1963, frequenta il Conservatorio di Milano sotto la guida di Sandro Gorli e incontra, durante il suo periodo formativo, personalità quali Gèrard Grisey, Wolfang Rihm e Iannis Xenakis.

Netti esercita una doppia professione: da una parte compositore eseguito a livello internazionale e premiato in importantissimi contesti, dall’altra insegnante di Yoga.
Questa doppia identità lavorativa è in realtà da lui vista come l’articolazione di un unico gesto, o meglio di un’unica necessità: approfondire ed espandere la percezione.

Sia la ricerca sul materiale sonoro che la pratica di una disciplina millenaria come lo Yoga rispondono quindi a un desiderio di allargamento della propria consapevolezza. E questa relazione tra arte e vita  non è solo da intendersi in senso lato: “Penso morfologicamente un pezzo musicale come una trama di relazioni fra loro interagenti, più simile ad un organismo che a un oggetto da smontare”, scrive Netti in un suo articolo, ed esplicita come siano certi processi vitali e biologici ad essere per lui veri e propri modelli compositivi, “il progressivo organizzarsi della vita nella fase prenatale è per me un parallelo strutturale illuminante: dopo l’ingresso dello spermatozoo nell’ovulo, attraverso l’esponenziale suddivisione della prima cellula dalla (morula alla) blastocisti all’embrione al feto, il processo di formazione si sviluppa dal generale al particolare contemporaneamente su tre livelli, interno, medio ed esterno, diventando infine forma a sé stante nascendo.”

Questa osservazione delle forme vitali e dei processi biologici non si raccoglie però certo dentro una stretta visione determinista, né in un semplice lavoro “gestaltico”, ma diventa occasione per esplorare una risonanza interiore, che si attiva proprio quando l’osservazione/analisi morfologica dell’elemento vivente viene attuata in una determinata modalità. Questa modalità nuova corrisponde ad una capacità d’ascolto rinnovata, multidimensionale e multidirezionale, che monitora contemporaneamente il proprio sé nel rapporto con l’esterno. Ed è dall’espansione della capacità d’ascolto che può nascere il contatto con un “mistero“ da esplorare musicalmente, scrive infatti Netti: “Le opere (non solo nell’ambito dell’arte) che più lasciano il segno contengono/in-formano (danno forma a) una dose di mistero: aprendo il troppo chiuso e contemporaneamente chiudendo il troppo aperto suggeriscono una nuova misura, un mobile equilibrio lì nel mezzo. Forse più in generale si può dire che ogni opera di questo tipo è la materializzazione di una domanda contestuale ben posta: un luogo inizialmente instabile che nel rimettere tutto in discussione disperde per ri-orientare; domanda pericolosa perchè destabilizza l’ordine precedente, creativa perchè chiama ad un nuovo ordine più ampio. E’ necessario imparare a riconoscere (individuare, distinguere, ammettere) ed osservare (nei due sensi, guardare con attenzione/esaminare con cura e rispettare/non trasgredire) la presenza del mistero dove c’è, non per indebolirlo, al contrario, per concentrarne la forza separandolo dai luoghi comuni nei quali abitualmente lo si annacqua.”

Rinascere sirena,  è un trio d’archi di circa mezz’ora, ma è anche uno studio su grandi immagini e concetti della nostra tradizione: il richiamo delle sirene a cui Ulisse non chiude l’ascolto è il richiamo ad un superamento dell’Io,  verso una forza coesiva più grande. Netti dice che la “leggendaria melodiosità” è in realtà “un prestito visivo, un’immagine sonora derivata dalla tarda sinuosità di un corpo mezzo donna e mezzo pesce”, e sarà quindi dal corpo che bisognerà partire, costruendolo a partire dal violoncello a cui si aggiungono due “code” (violino e viola). Nell’infinito diramarsi delle sue vie interne sarà possibile estrarre il suono di una dimensione “altra”. Se il canto delle sirene non è del nostro mondo, infatti, la voce degli strumenti è chiamata a superare il suo ordinario stato di coscienza storica. Ed è qui che accade l’intreccio più significativo tra materia e simbolo: il “ponte”, segno inequivocabile dell’attraversamento e superamento di una condizione in favore di un’altra, diventerà il luogo stesso del suono. Certo, gran parte della contemporaneità musicale, quando si tratta di strumenti ad arco, fa ricorso al suono “al ponte”, ma qui accade qualcosa di diverso: il corpo stesso dello strumento è attraversato da un nuovo ponte, che ri-bilancia, ri-scrive e re-inventa la “grana” di quella voce a cui dovremmo essere storicamente abituati.

Ed ecco che ciò che per noi  è “uso” ridiventa nuovamente “presente”, dando all’opera quella qualità “interrogante” essenziale per Netti.

La forma invece si articola attraverso la successione di “luoghi” o “stati energetici” che si succedono anche bruscamente, eppure un’identità “sotterranea” garantisce un senso di unitarietà e continuità, la musica si raccoglie insomma intorno a qualcosa di nuovo, non certo attraverso figure ricorrenti o determinati campi armonici, quanto proprio ad un rapporto con il tempo e a una dialettica continua che alterna il desiderio di abbandono ad uno stato di superamento dell’individualità alla necessità di afferrarsi in una forma distinta, scrive infatti Netti:

Giorgio Netti

“Ulisse legato al suo pennone sta a cavallo fra le due concezioni, teme l’annullamento ma non vuole farsi sordo al richiamo e preferendo impedirsi una qualsiasi risposta, solo, solitario, ascolta…”

“La ricerca qui si concentra sull’energia necessaria all’azione, sulle differenti qualità di un’unica energia che si manifesta in infiniti modi; il percorso del pezzo, nel sospendere il possibile sviluppo di ogni singola modalità, vorrebbe proporre un’esperienza più diretta di quell’energia: riconducendo continuamente l’attenzione dallo sviluppo locale alla potenzialità generale, vorrebbe rinascere ogni istante. Nel cercare lo stato nascente ho coltivato l’idea di un potente orientamento che dal fondo ci chiama, l’idea di un senso più grande che se non rinnoviamo costantemente ci sfugge.”

Matteo Manzitti, Direttore artistico Le Strade del Suono