Intimità e condivisione

Immagine di copertina: dal manoscritto originale di Beethoven della Nona sinfonia 

Quella che abbiamo di fronte,  in questo periodo difficile e traumatico,  è la nostra storia, la nostra biografia, individuale e collettiva. Essa parla di noi, ci descrive ed evolve con noi.

Che il presente delle ultime settimane possa non piacerci e che ne preferiremmo uno diverso è legittimo e comprensibile, tuttavia è l’unico presente che abbiamo, l’unico con cui ci si possa confrontare, interessandoci  a  viverlo con intensità e consapevolezza, in ogni momento.

È difficile non essere portati a volgere lo sguardo altrove, verso un futuro che ci auguriamo migliore, ma è attraverso una percezione chiara del presente che possiamo pianificare organicamente l’avvenire. Non corriamo in avanti per paura di vivere l’oggi dunque, perlustriamo le strade per un futuro migliore, sviluppiamo strategie proiettate verso l’ avanti, ma non per fuggire via, bensì per trasformare e plasmare le nostre esistenze .

La dimensione sociale e collettiva ha evidentemente particolare spazio nel dibattito di questi giorni, ed è normale che sia così. È determinante che la generosità ed un senso di condivisione abbiano il sopravvento, non per questo dobbiamo arrivare tuttavia a considerare come egoistico e antisociale la predisposizione a vivere anche la propria intimità, a cultiver notre jardin. Peraltro,  la trasmissione colossale e del tutto volontaria di informazioni del privato di molti di noi attraverso social-media, trasmissioni televisive etc, crea un ulteriore problema straordinario e disarmante: il vuoto di delicatezza e di una reale e vibrante esistenza  interiore. Lasciamo dunque che i sentimenti ed i pensieri si sviluppino, maturino ,si sedimentino e acquisiscano ricchezza, vigore, significato nel sito protetto della nostra interiorità. Diamo loro tempo di crescere prima che emergano e si mostrino agli altri, altrimenti rischiamo di vivere solo idee in potenza, sentimenti non pienamente manifesti o insignificanti orgasmi.

Il celebre violoncellista Mstislav Rostropovich, Davies Symphony Hall di San Francisco (photo/John O’Hara)

La straordinarietà della musica, della grande musica,  è che preserva la nostra intimità in ogni condizione, ogni istante. La condivisione del messaggio musicale e l’empatia che può caratterizzare un’esecuzione pubblica, un concerto, non ostacolano il contemporaneo percorso che ciascuno affronta da solo (tanto il musicista, l’esecutore,  come l’ascoltatore), in quella sfera più profonda e placida che è appunto la vita interiore.

Quello che cerchiamo costantemente, che ci rassicura, che ci fa sentire vicini gli uni agli altri, e che la musica è in grado di veicolare in modo unico, è il racconto di una storia.

Ogni storia ha dignità di essere raccontata, di essere ascoltata . Come diceva Fellini “una storia non è niente, una storia è una storia”; la dignità affiora, poco a poco,  con la narrazione, attraverso lo stupore che genera l’evoluzione di una situazione, attraverso il cambiamento. L’equilibrio misterioso che conferisce afflato poetico e intensità ad una vicenda, e la eleva dal rango di anonima notizia a racconto, è precario, delicato, quasi impalpabile.

La grande musica, quella in grado di produrre l’intenso discorso senza parole, incarna le virtù verso le quali l’essere umano tende. Le tracce musicali più profonde e creative scritte nel tempo ci dicono come vorremmo essere. La musica è  l’uomo stesso,  è i suoi ideali, è la sua etica. Esemplare in tal senso il genio così umano di Beethoven, il quale esprime come nessun altro una concezione integerrima della verità e del senso di giustizia; in una tale cornice , il piacere dell’ascolto ed il significato autonomamente musicale passano necessariamente ad essere  secondari (benché, in tutta evidenza, di inestimabile pregio) rispetto alla musicalità del messaggio valoriale.

Oggi in particolare dunque, una ricerca di consapevolezza e un’oggettività nell’osservazione di ciò che accade intorno a noi, unite alla salvaguardia della sensibilità profonda dell’individuo, possono probabilmente aiutarci nell’affrontare la nostra storia, quale che sia. 

Claudio Pasceri, Direttore artistico EstOvest Festival