Sogni di infanzia

Ogni individuo viene segnato in misura determinante, per la vita, dagli avvenimenti della propria infanzia. L’infanzia è dapprima il nostro presente, poi, poco a poco, si allontana e comincia a tratteggiarsi in lontananza, con tinte tenui, diventa un ricordo. In una successiva fase dell’esistenza si torna sovente a stabilire una prossimità con la propria infanzia ; quelli che per lungo tempo abbiamo definito ricordi  cambiano pelle e li scopriamo essere un presente lontano che in realtà non ci ha mai abbandonato. Come si trattasse di un lembo di terra che emerge dalle acque, dopo anni realizziamo che l’infanzia non è un’isola dei ricordi, non è il nostro passato, non è un’epoca che abbiamo lasciato alle nostre spalle.

Vi sono esempi, come quello della tradizione andina degli aymara , che pongono passato e presente all’opposto di come siamo abituati a considerare comunemente nelle nostre società occidentali odierne. Per gli aymara il passato è davanti a noi, non dietro di noi, perché possiamo vederlo , a differenza del futuro (futuro che troppo spesso abbiamo invece l’ambizione ,e talvolta la presunzione, di vedere o prevedere). 

Si direbbe dunque che abbiamo sovente bisogno di molti anni della nostra vita per voltarci indietro e scoprire che il nostro passato è sempre stato lì, disponibile, in attesa del nostro sguardo e del nostro pensiero.


Adrian Pinzaru, violinista. Italia – #1

𝙻𝚎 𝚏𝚕é𝚊𝚞 𝚗’𝚎𝚜𝚝 𝚙𝚊𝚜 à 𝚕𝚊 𝚖𝚎𝚜𝚞𝚛𝚎 𝚍𝚎 𝚕’𝚑𝚘𝚖𝚖𝚎, 𝚘𝚗 𝚜𝚎 𝚍𝚒𝚝 𝚍𝚘𝚗𝚌 𝚚𝚞𝚎 𝚕𝚎 𝚏𝚕é𝚊𝚞 𝚎𝚜𝚝 𝚒𝚛𝚛é𝚎𝚕, 𝚌’𝚎𝚜𝚝 𝚞𝚗 𝚖𝚊𝚞𝚟𝚊𝚒𝚜 𝚛ê𝚟𝚎 𝚚𝚞𝚒 𝚟𝚊 𝚙𝚊𝚜𝚜𝚎𝚛. 𝙼𝚊𝚒𝚜 𝚒𝚕 𝚗𝚎 𝚙𝚊𝚜𝚜𝚎 𝚙𝚊𝚜 𝚝𝚘𝚞𝚓𝚘𝚞𝚛𝚜 𝚎𝚝, 𝚍𝚎 𝚖𝚊𝚞𝚟𝚊𝚒𝚜 𝚛ê𝚟𝚎 𝚎𝚗 𝚖𝚊𝚞𝚟𝚊𝚒𝚜 𝚛ê𝚟𝚎, 𝚌𝚎 𝚜𝚘𝚗𝚝 𝚕𝚎𝚜 𝚑𝚘𝚖𝚖𝚎𝚜 𝚚𝚞𝚒 𝚙𝚊𝚜𝚜𝚎𝚗𝚝. 
𝙰𝚕𝚋𝚎𝚛𝚝 𝙲𝚊𝚖𝚞𝚜, “𝙻𝚊 𝚙𝚎𝚜𝚝𝚎”

“Il periodo che stiamo vivendo è senza dubbio più soggetto di altri a riflessioni, anche per il solo fatto che rappresenta un’assoluta novità: non ci è ancora capitato di vivere una “sospensione” della storia. 

In questo momento, caratterizzato da totale mancanza di punti di riferimento, la mente vaga alla ricerca di terraferma e personalmente mi trovo spesso immerso nei ricordi legati all’infanzia. È stata la mia età dell’oro. La mancanza di un confine tra realtà e fantasia mi offriva infinite possibilità, facendomi vivere appieno, come in un equilibrio perfetto. 

Questi ricordi sono però sempre accompagnati da una sorta di basso continuo malinconico. È proprio questo stato d’animo, di vaga tristezza, che mi ha portato alla scelta del primo brano: “Il menestrello” primo movimento da “Impressioni d’infanzia” di George Enescu. Quest’opera, assai particolare dal punto di vista formale, è composta da dieci quadri nei quali Enescu rievoca immagini, personaggi e fantasie della sua infanzia nella campagna romena. Il tratto che dà unità, a mio avviso, a tutta l’opera è la malinconia. In fondo questi ricordi non sono altro che vestigia del suo (e del mio) paradiso perduto.”

Adrian Pinzaru, violinista. Italia

Omaggio a George Enescu in occasione del 65° anniversario dalla morte del grande violinista.


Adrian Pinzaru, violinista. Italia – #2

Quanto è importante la figura dell’insegnante e cosa lo autorizza veramente ad esercitare il suo ruolo? La scelta del brano che eseguirò è profondamente legata a questi interrogativi. Il docente esercita la sua autorità in virtù del ruolo istituzionale che riveste, normalmente ottenuto seguendo un percorso di studi e certificando con prove la propria competenza nella materia.
Tuttavia tramandare una conoscenza che abbia valenza di verità necessita di qualcosa di più di un’autorizzazione formale a procedere. Si potrebbe pensare che l’insegnamento sia una vocazione e quindi che l’insegnante sia guidato da una ricettività ispirata, una “chiamata”, che lo rende capace d’interiorizzare la parola rivelata e quindi di tramandarla. Non è forse questo ciò che autorizza il rabbino all’insegnamento della Torah e il musicista all’interpretazione di una partitura di Bach?

Oppure, perché gli venga riconosciuta la licenza di onestà e validità, l’insegnamento potrebbe essere la messa in atto, l’esempio da seguire: l’insegnante dev’essere capace di mostrare, di eseguire l’esperimento, di risolvere l’equazione, di suonare il brano. Quindi il maestro potrebbe trarre la sua autorizzazione con il suo agire, con la sua forza dimostrativa. 

Una di queste due strade potrebbe essere quella valida, oppure entrambe. Non ho ancora trovato una risposta definitiva e probabilmente queste possibilità non sono esaustive.
Cambiando ruolo, e quindi ponendomi dal punto di vista dello studente, riconosco a Bach l’autorità di mostrare la Via. Suonerò il terzo movimento dalla Sonata III per violino solo, il Largo. I primi due movimenti, così fortemente astratti e sovrumani, li trovo per un certo verso, incomprensibili (mi chiedo anche chi, in tutta onestà, può sostenere di averli pienamente compresi). L’arrivo del terzo segna però, nella mia percezione, un ritorno all’umanità. Il Maestro abbandona la cattedra e si siede accanto allo studente. Su di me questo movimento ha un effetto consolatorio e rasserenante. Una vicinanza “fisica” che non mi fa sentire solo davanti al mistero.”

Adrian Pinzaru, violinista. Italia 


Adrian Pinzaru, violinista. Italia – #3

𝘈𝘶𝘴𝘴𝘪 𝘷𝘪𝘵𝘦 𝘲𝘶𝘦 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘪𝘣𝘭𝘦

“Le sfide sono il motore dell’esistenza. Andare più in alto, andare più veloce, andare oltre il limite. Ma l’aria rarefatta della vetta dà alla testa e la velocità toglie il fiato. Bisogna scendere, serve rallentare per agevolare il respiro. Del senso di felicità provato lassù, dell’ebrezza della velocità resta solo un nostalgico ricordo e la consapevolezza che l’essere andato oltre il limite non ha fatto altro che farne intravedere uno nuovo. Un ciclo senza fine. 
Sfidare la sorte è sia istinto di sopravvivenza (in fondo la nostra stessa esistenza è il risultato delle sfide vinte da chi ci ha preceduto) che tentativo di affermazione del proprio ego. L’essere umano prova a risalire la corrente e vincere le rapide per raggiungere le calme acque dell’eternità, nonostante la consapevolezza che solo pochi eletti sopravviveranno all’oblio del tempo vincendo scommesse che lasciano tracce durature nella memoria collettiva. L’evoluzione probabilmente è tutta racchiusa in questo meccanismo. 
La sfida è sinonimo di ribellione ed è ciò che potrebbe definire il percorso creativo di Henri Pousseur, il compositore belga di cui eseguirò il brano “Jeu des flux contestants” per violino solo. Pousseur entra a far parte del gruppo dei ribelli di Darmstadt per poi ribellarsi ad esso quando, nella sua percezione, la ricerca di nuove vie diventa semplicemente un nuovo conformismo. Egli lo abbandona ritornando a volgere il proprio sguardo al passato nella ricerca della sintesi. 
Ritornando all’incipit, “aussi vite que possible” è l’indicazione di tempo. Ma, non dando un valore preciso, Pousseur obbliga l’esecutore ad esplorare i propri confini dichiarandoli pubblicamente. L’individualità della performance diventa così strutturale all’opera.”

Adrian Pinzaru, violinista. Italia