Tra le linee – a grandi linee

Foto di copertina tratta da 2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey), Stanley Kubrick, 1968.

Credo che il modo migliore per introdurre ‹‹Tra le linee›› sia rendere partecipe chi legge dei nostri “lavori in corso” e del percorso che ho intrapreso insieme a Simona Bertozzi (performer, danzatrice e coreografa) e Claudio Pasceri (violoncellista e direttore artistico di EstOvest festival).
Ci siamo incontrati a Susa, con il proposito di dare concretezza alle idee maturate a distanza nei mesi precedenti. Abbiamo lavorato, discusso, cenato e fatto colazione insieme, abbiamo provato, limato le imperfezioni immaginando il futuro della nostra creatura. ‹‹Tra le linee›› è stato accudito dentro a un bellissimo salone in Val di Susa e si è finalmente fatto vivo nelle nostre menti con una chiarezza maggiore e una precisione migliore. Ciò nonostante ci siamo guardati bene dal definire e cristallizzare gli esiti del nostro incontro, lo scontro con la precarietà che la situazione sanitaria imponeva e impone tuttora in campo artistico era inevitabile. Questo confronto ha trasformato una limitazione in un vantaggio a favore del progetto. L’imprevisto è divenuto così uno dei concetti fondanti e necessari all’architettura dello spettacolo: ‹‹Tra le linee›› è flessibile, liquido, dialogico, composito, ma organico, e sopravvive e si rigenera grazie ad una caratteristica specifica: la possibilità di farsi a brani, riorganizzarsi, magari esistere e tornare in scena in altre vesti.
La creazione di ‹‹Tra le linee›› è stata un’operazione coraggiosa e ostinata, che ha dimostrato l’esistenza di oggetti musicali e coreografici distinti, tanto autonomi quanto capaci di compenetrazione e comunità se posti in una narrazione non lineare. Per definire l’identità di ‹‹Tra le linee›› non è sufficiente parlare di un obiettivo: ciò su cui si è concentrato maggiormente il nostro pensiero è stato il procedimento e l’atto stesso della creazione. Il fine? Se c’è, non è portare in scena lo spettacolo, ma la costruzione di oggetti musicali e coreografici dialoganti.
La dimensione dinamica del nostro cantiere artistico ci ha permesso di comprendere, adattare ed esaltare reciprocamente le nostre riflessioni: non c’è traccia di compromesso, ma una convivenza che evidenzia la profondità delle molteplici direzioni che prendono musica e danza.

Riccardo Perugini, compositore